Riflessioni a ruota libera – Valeria Campo

Le mie riflessioni sono il risultato dei miei diversi ruoli professionali: programmatore, regista, docente e coach di talenti nel circo contemporaneo e nel teatro; da qualche mese membro della Commissione Consultiva Circhi e Spettacolo Viaggiante del MiBact.
Come professionista dello spettacolo che ha partecipato alla nascita e sviluppo delle giovani compagnie teatrali degli anni 90 e poi del nuovo circo a partire dal 1995, noto alcune differenze:

A. benchè a quei tempi in teatro non si parlasse di residenze e di “accompagnamento” alla creazione quanto se ne parla oggi, ci sono stati tuttavia dei centri di produzione, dei teatri , dei programmatori piccoli e grandi che hanno creduto in una serie di compagnie, presentandole nei festival e stagioni.Ci sono state delle figure chiave di grande esperienza nel settore dell’ organizzazione e amministrazione – Mimma Gallina, Jacopo Fo per fare solo due nomi – che generosamente hanno accompagnato le giovani realtà nella creazione di un sistema di organizzazione del loro settore. e che hanno insegnato a “fare squadra”.
Esiste ciò nel nostro circo contemporaneo? Troppo spesso in Italia le figure di una certa esperienza sono anche responsabili di scuole di circo , o compagnie o festival, tutti in competizione tra di loro: da loro finora non penso che i giovani abbiano avuto un granché – né come guida artistica né amministrativa. Non c’è squadra.

B. Il tema dei “giovani” e dei “grandi” nel circo contemporaneo italiano : dove stanno questi “grandi” (per età o status)del circo contemporaneo privilegiati rispetto ai giovani?” A mio parere in Italia andrebbe incentivato tutto il settore, grandi e piccoli, perchè non ci sono dei “grandi” privilegiati a sfavore dei “giovani” – se non per motivi ministeriali le compagnie tradizionali – ma questo è un altro discorso. A meno che per circo contemporaneo non si intendano le compagnie  – queste sì giovani anagraficamente- formatasi alle scuole di circo italiane e straniere . Anzi, andrebbe favorito l’incontro / scambio  tra le persone di spettacolo italiano “grandi”, portatori di altre esperienze di teatro e circo contemporaneo , anche tecniche,  e i giovani.

C. Al tema si aggancia il tema dell’identità: a mio parere ci sono in Italia realtà che fanno circo contemporaneo, che lo potrebbero fare, ma si sentono estranei al nostro dibattito – per linguaggio, ecc. : come avvicinare queste realtà?
Oppure non rientrano nell categoria ministeriale del circo contemporaneo per ragioni burocratiche non corrette – vedi gli 8 addetti richiesti dal Ministero,ecc: qui va trovata una soluzione ministeriale.

In conclusione: stimolare i produttori e programmatori – è stato fatto per la danza: che strategie il circo puo’ prendere a prestito dalla danza? Investire sulla formazione – gli artisti italiani sono ancora molto fragili: che spettacoli offrono al programmatore? Quali sono le loro tecniche attoriali e coreutiche? Qui ci potrebbe essere un grosso contributo dei “grandi” per esperienza. Trovo singolare che – mi scuso se sono molto concretamente e parlo solo della mia esperienza- io abbia stimolato la creatività, stile e tecnica performativa di tutta una generazione di artisti di circo contemporaneo stranieri – penso solo a quanti dal NICA sono confluiti in CIRCA, o a Cirque Eloize, ai clown di Ha Ha Ha per citarne solo alcuni – possibile che in Italia non si riescano a creare situazioni simili? E non parlo solo di me: ci sono molte altre persone valide.

Stimolare la fruizione. E qui c’è il tema: che pubblico? Non trascuriamo il fatto che spettacoli che alcune famiglie circensi tradizionali hanno “scopiazzato” dalla produzione europea commerciale europea “alta” – vedi i vari Horror e psychiatric circus – stanno attirando un folto pubblico di giovani e di persone sui 40 /50 anni che prima andavano solo a teatro. C’è da riflettere.

Valeria Campo (artista, presidente Commissione
Consultiva Circo del Mibact)


 

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